martedì 15 dicembre 2015

永倉新八 Nagakura Shinpachi

Nibangumi kumichō - Capitano della seconda squadra della Shinsengumi
(Edo, 天保10年4月11日 23 maggio 1839 - Tōkyō, 大正4年1月5日 5 gennaio 1915)

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Nasce a Edo nella residenza del clan Matsumae, secondo figlio del samurai Nagakura Kanji. Nel 1847 (弘化四年) viene introdotto allo stile Shindō Munen-ryū 神道無念流 di Okada Jumatsu (岡田十松) e all'età di 18 anni raggiunge il livello di mokuroku (ovvero la conoscenza di tutti i colpi dello stile). Nel 1857 (安政四年) diventa allievo dello Shieikan di Kondō Isami e nel 1863 (文久三年) lo segue a Kyōto con il Rōshigumi.
Era probabilmente lo spadaccino più forte della Shinsengumi: durante l'incidente di Ikedaya uccise da solo ben 4 uomini mentre era già stato ferito. Era uno degli istruttori di spada della Shinsengumi, insieme a Okita e Saitō, ed era uno dei "quattro re celesti di Kondō".
Sebbene avesse scelto di seguire Kondō credendo fermamente nelle sue idee e intenzioni, non mancò di criticarlo o essere in disaccordo con lui in più occasioni.
Innanzitutto, a differenza per esempio di Hijikata, ammirava e stimava Serizawa Kamo; entrambi erano maestri della Shindō Munen-ryū e condividevano anche alcune idee. Quando Kondō e Hijikata (su ordine del signore di Aizu) pianificarono l'uccisione di Serizawa, Nagakura non ne venne informato e non fu quindi coinvolto nell'incidente. Dopo l'accaduto, il suo commento fu che la morte di Serizawa era stata una perdita per il Paese.
Dopo l'incidente di Ikedaya e quello di Kinmon, la Shinsengumi ottenne popolarità e successo e, a detta di alcuni, Kondō divenne palesemente arrogante. A quel punto, Nagakura, insieme a Saitō, Harada e altri uomini che condividevano lo stesso pensiero, presentarono un esposto scritto al clan Aizu, lamentando la cattiva condotta da comandante di Kondō, affermando come dall'assassinio di Serizawa si fosse comportato da tiranno, trattando gli uomini come servi e minacciando con la spada chi non lo ascoltasse. Questo atteggiamento aveva generato discontento tra i soldati.
Benché questo fosse l'ultimo scontro di cui si ha notizia, perché si riconciliarono proprio presso la residenza del clan Aizu, da quel momento la differenza tra Nagakura e la fazione di Kondō apparve chiara e netta. Nonostante la riconciliazione, si era creata un'atmosfera di inevitabile tensione: in particolare, Kondō era risentito dell'iniziativa di Nagakura. Questo clima teso raggiunse l'apice con un episodio che portò quasi al seppuku di Nagakura. In occasione del Capodanno del 1867, Nagakura, Saitō e altri vennero invitati da Itō Kashitarō ad andare a bere e divertirsi in un quartiere di intrattenimento. Passarono un'intera giornata a bere, ballare e divertirsi e quando a fine giornata Saitō voleva ricondurre Nagakura a casa, Ito glielo vietò, dicendo che ormai era tardi e che tanto valeva continuassero a divertirsi anche durante la notte. Così Nagakura e Harada rimasero lì e però la stessa storia si ripetè per due giorni, finché il quarto giorno tornarono al quartier generale e trovarono Kondō furioso. Secondo il codice, Nagakura e gli altri tre uomini coinvolti avrebbero dovuto commettere seppuku, ma gli altri soldati chiesero che fossero perdonati. Kondō era dell'idea di denunciare al clan Aizu il comportamento del solo Nagakura, per stabilire che compisse il seppuku. Hijikata, invece, insisteva che fosse ingiusto che il solo Nagakura compisse seppuku, anche perché questo poteva avere ripercussioni sull'equilibrio di tutto il gruppo. Alla fine, Nagakura e gli altri furono perdonati, ma la frattura tra lui e la fazione di Kondō divenne ancora più profonda.

Alla fine Nagakura abbandonò la Shinsengumi nel marzo 1868 (明治元年) e formò a Edo la propria squadra, il Seiheitai, insieme a Harada. Ma il legame con la Shinsengumi non si spezzò mai: negli anni successivi egli scrisse infatti le sue memorie della Shinsengumi e nel 1876 (明治九年) fece costruire un piccolo memoriale in onore di Kondō a Itabashi, luogo dell'esecuzione del comandante. Egli stesso volle essere seppellito lì alla propria morte, che avvenne il 5 gennaio 1915 (大正四年). Nel dicembre del 1868, dopo essere rimasto nascosto ad Asakusa, si arrese agli uomini del clan Matsumae che aveva disertato anni prima e nell'anno successivo ne ottenne il perdono. Da quel momento fino alla morte si dedicò a scrivere le sue memorie e lavorò anche come istruttore di kenjutsu dal 1882 (明治十五年) al 1886 (明治十九年) a Hokkaidō. Rientrò poi a Tōkyō, dove aprì un dōjō e si ritirò nel 1899. Tornò quindi a Hokkaidō con la famiglia (la moglie era di Otaru, Hokkaidō), dove insegnò kendō nel club dell'università locale. Morì di sepsi dovuta a un'infezione dentale a Otaru, all'età di 77 anni. Il suo corpo fu poi sepolto, per sua volontà, a Tōkyō, nel memoriale che egli stesso aveva fatto costruire in memoria e onore di Kondō.  


Nagakura in armatura
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Questo è Nagakura anziano (il carinissimo vecchietto al centro della foto)
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