domenica 13 settembre 2015

BAKUMATSU 幕末 Breve sintesi

Bakumatsu "fine dello shogunato"
 1853-1868



Il Bakumatsu individua la fase finale del periodo Edo, quando il Giappone esce dal suo millenario isolazionismo (facilitato dalla geografia) e in seguito riorganizza anche la propria forma politica, adottando il modello occidentale del governo scelto tramite elezioni, rispetto al precedente shogunato che era basato sul vassallaggio.
All'ombra di questa trasformazione, il Paese era diviso tra 2 fazioni principali: da un lato vi era chi sosteneva l'apertura al dialogo con gli stranieri e dall'altro chi invece era per il mantenimento della chiusura e l'espulsione degli stranieri (posizione tradizionalmente adottata dall'imperatore). Politicamente questi due atteggiamenti si riflettevano, in teoria, nella bipartizione tra i nazionalisti (sedicenti) pro-imperiali (ishin shishi) e i sostenitori dello shogunato. Il panorama era però di fatto molto complesso ed era a volte difficile capire chi stesse con chi; alcuni gruppi preseguivano interessi e obiettivi personali, particolari, cercando alleanze utili a quello scopo. Inoltre la situazione storica in sé non era facile da comprendere e interpretare, così tra gli alleati del Bakufu c'erano simpatizzanti del jōi e tra gli "imperialisti" persone non del tutto ostili agli stranieri. Inoltre, l'"apertura", per così dire, di alcuni nei confronti degli stanieri era solamente stumentale a raccogliere sufficiente conoscenza per poterli poi sconfiggere e respingere. Di fatto, dietro alla questione sugli stranieri, i due avversari in campo perseguivano una pura e semplice lotta di potere.





Un elemento caratterizzante del periodo su cui vale però la pena di soffermarsi è il movimento del sonnō jōi 尊皇攘夷: basato in parte sul confucianesimo (Mencio), nasce in Giappone nel XVII secolo e vede tra i suoi primi promotori e ideatori Motoori Norinaga, uno degli studiosi più noti e importanti nella storia del Giappone. Questa corrente di pensiero (la cui denominazione di sonnō jōi è stata introdotta nel 1825 da un intellettuale del Mito han) promuoveva in sostanza il sostegno e la riverenza del Bakufu nei confronti dell'imperatore (sonnōron) ed esortava a tenere fuori influenze straniere (jōi). Esso toglieva implicitamente prestigio allo shogunato, che secondo gli intellettuali del sonnō jōi non doveva essere riverito alla stregua dell'imperatore. Questi sentimenti, ma in particolare la componente del jōi di ostilità nei confronti degli stranieri, si esacerbarono con l'arrivo di navi straniere che chiedevano al Giappone l'apertura agli scambi internazionali. La presenza straniera instillò in molti giapponesi paure e dubbi sul futuro del Giappone. Le Kurofune, “navi nere”, (così chiamate) del commodoro Perry e quelle di altri Paesi vennero viste come una minaccia all'integrità e alla libertà del Giappone. Il sonnō jōi venne adottato in particolare dai clan di Chōshū, Satsuma e Mito.
I trattati stipulati dal Bakufu nella persona di Ii Naosuke nel 1858 con gli inviati americani vennero percepiti da molti come un segno di debolezza dello shogunato, che non era in grado di opporsi agli stranieri e difendere gli interessi del Giappone. Tra le personalità più influenti nel dar voce a questi dubbi sull'efficacia del Bakufu e la necessità di proteggere il Giappone, c'era proprio un uomo di Chōshū,
Yoshida Shōin
Yoshida Shōin (1830-1859): fu allievo tra gli altri di Sakuma Shōzan e con lui concordava sulla necessità e importanza di imparare quanto più possibile sugli stranieri e di imparare da loro, per essere poi in grado di affrontarli alla pari e difendere efficacemente il Giappone. Allo stesso tempo, Shōin era affascinato dalla società egalitaria del modello americano, in cui non esistevano classi e vincoli di vassallaggio, ma le persone erano libere di affermarsi per i propri meriti.
(Photo source:http://www.ndl.go.jp/portrait/260_260/427-53/002/0045_r.jpg)


MOMENTI CHIAVE DEL BAKUMATSU
NELL'EVOLUZIONE DEGLI EVENTI E NELLA ESCALATION
DELLA TENSIONE VERSO LO SCONTRO

● 1858 – Trattato di commercio e amicizia stipulato da Ii Naosuke con gli USA.
● 1860 (33/24 marzo) – Assassinio di Ii Naosuke ad opera di esponenti del jōi
● 1863 marzo/aprile – Jōi jikkō no chokumei: ordine imperiale di espellere i barbari che il clan
Mori di Chōshū esegue alla lettera
● 1863 luglio – Battaglia di Shimonoseki: Chōshū attacca navi straniere ed è a sua volta attaccato in
risposta
● 1863 agosto – Bombardamento di Kagoshima: la flotta britannica bombarda Satsuma in ritorsione
per l'incidente di Namamugi del 1862 in cui Satsuma uccide dei britannici


● RIBELLIONI
  
      ●  Mito (1864-65) in Kantō, nel Tsukubasan, repressa dal Bakufu
  • Chōshū 1864 prima spedizione, dopo Kinmon no Hen; resa senza lotta
                 1866 seconda spedizione, bombardamento di Yamaguchi

Questi eventi (1863-1866) rafforzano lo shogunato, ma intanto gli sconfitti si riorganizzano e creano nuove alleanze: gli storici nemici Chōshū e Satsuma si alleano con la mediazione di
Sakamoto Ryōma (Tosa): 
(Photo source:https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/9e/Sakamoto_Ryoma_Photo1.jpg)
 

● 1866 29 agosto – improvvisa e prematura scomparsa dello shogun Tokugawa Iemochi; gli
succede il già esperto Tokugawa Yoshinobu.


Tokugawa Yoshinobu (8 ottobre 1837 - 22 novembre 1913)
(Photo Source:https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/f/fa/Tokugawa_Yoshinobu_with_rifle.jpg)

Entrambi sostenevano la politica del Kōbu Gattai, che voleva favorire l'azione coordinata di Corte e Bakufu.

L'esperienza militare e politica del nuovo shogun (personalità a tutti già ben nota) misero in allarme i clan di Satsuma, Chōshū e Tosa, che vedevano minacciati i loro obiettivi e iniziarono dunque a premere per un'azione imperiale contro lo shogunato.

Tosa avanzò la proposta di sciogliere il governo dello shogunato e sostituirlo con un consiglio nazionale di daimyo con alla guida sempre Yoshinobu: alla luce di ciò, e per salvaguardare il futuro del clan Tokugawa, Yoshinobu rassegna all'imperatore le proprie dimissioni da shogun il 9 novembre 1867 e rimette i propri poteri una decina di giorni dopo. Chōshū e Satsuma erano però contrari alla leadership di Yoshinobu e ottennero segretamente un editto imperiale che consentiva un attacco militare contro il dimissionario shogun. 

GUERRA BOSHIN 戊辰戦争(BOSHIN SENSŌ)

I due clan fecero muovere un grosso esercito verso la capitale e si scontrarono con le forze dello shogunato nella 
Battaglia di Toba-Fushimi (鳥羽伏見の戦い): lo scontro inizia il 27 gennaio e la battaglia va avanti per 4 giorni, concludendosi con una cocente sconfitta per le forze dello shogunato. La disfatta dei sostenitori del Bakufu fu tanto più significativa perché vedeva contrapposti i 15000 uomini in forza allo shogunato contro appena 5000 uomini di Satsuma, Chōshū e Tosa. Queste truppe erano però più motivate, organizzate e meglio armate ed equipaggiate con armamenti moderni. Tra le fila delle forze a sostegno di Tokugawa c'erano uomini del clan Aizu, Kuwana, gruppi militari al soldo del governo (Mimawarigumi, Shinsengumi) e altri clan minori che al tramonto della battaglia passarono al fronte avversario (clan Yodo e clan Tsū). In generale lo schieramento dello shogunato mostrava evidente disorganizzazione e una diffusa mancanza di volontà di combattere, oltre a non disporre di armamenti in grado di competere con quelli in dotazione al nemico.
La battaglia di Toba-Fushimi ebbe pesanti conseguenze anche dal punto di vista della motivazione degli uomini che difendevano lo shogun: il morale delle truppe precipitò e la battaglia diventò il segno evidente dell'ormai inevitabile fine dello shogunato.
Dopo la battaglia Yoshinobu si ritira nel castello di 
Ōsaka e da lì fugge in nave verso Edo. I suoi uomini, venuti a conoscenza della fuga segreta, si sentono abbandonati e presto lasciano il castello che viene consegnato agli imperiali senza opporre resistenza.
Gli imperiali si dividono in tre colonne e procedono alla volta di Edo seguendo le tre vie principali (Tokaidō, Nakasend
ō e Hokurikudō).
Anche le truppe dello shogunato partono verso Edo; tra esse Kondō si ritira con i suoi uomini e li riorganizza nel nuovo Kōyō-Chimbutai (甲陽鎮撫隊).
Le forze imperiali in marcia su Edo sferrano un primo attacco alla roccaforte del bakufu a Kofu e in seguito si scontrano con le forze dello shogunato a (Kōshū) Katsunuma il 29 marzo. Questa volta sono le truppe di Tokugawa a essere in numero molto inferiore al nemico (la proporzione è di 10 a 1 in favore degli imperiali) e vengono sbaragliate; i sopravvissuti, tra cui Kondō e i suoi uomini, cercano di fuggire verso Aizu, a nord, clan da sempre fedele allo shogun. Kondō viene però catturato a Nagareyama, vicino Chiba, e fatto decapitare dal nuovo governo a Itabashi, Edo, il 17 maggio 1868.
Dopo la disfatta di Katsunuma (e i tentativi di Hijikata di salvare Kondō-san), le forze dello shogunato ritiratesi a Edo partirono verso nord alla conquista del castello di Utsunomiya, nella prefettura di Tochigi, considerato un nodo strategico sulla via verso Aizu. La Battaglia del Castello di Utsunomiya si svolse all'inizio di maggio 1868. Dopo un primo successo delle truppe guidate da Otori e da Hijikata (ora nuovo comandante della Shinsengumi), aiutati anche dalle forze dello Shigyōtai (o Seiheitai) di Nagakura Shinpachi, che sedarono anche una rivolta dei contadini locali, affamati dal signore, distribuendo loro il riso conservato nel castello dopo la sua conquista, il castello di Utsunomiya fu riconquistato dalle forze Sachō. Questi, inoltre, fermarono vicino a Kyōto il daimyō di Utsunomiya, diretto all'imperatore con una lettera di scuse e di resa da parte di Yoshinobu  per l'imperatore. Se l'imperatore l'avesse ricevuta lo avrebbe perdonato, frustrando così gli obiettivi di Satsuma e Chōshū. La delusione di questa sconfitta però, lungi dal demotivare le forze del Bakufu, infuse in loro ancora più determinazione a resistere, facendo così cambiare atteggiamento anche al signore che li proteggeva e guidava, il signore del dominio di Aizu.
Lo scontro militare continua a intensificarsi in un'escalation di battaglie.
Battaglia di Ueno (4 luglio) tra lo Shōgitai e le truppe imperiali. Lo Shōgitai era di stanza a Ueno per difendere Yoshinobu confinato nel tempio di Kaneiji, e l'abate del tempio, un principe di un ramo della famiglia imperiali, Rinn
ō-ji-no-miya (suo nome da monaco), poi conosciuto con il nome di Kitashirakawa Yoshihisa. Lo Shōgitai fu attaccato da truppe di Satsuma guidate da Saigo Takamori e riusc+ a contrastarle, ma venne poi attaccato anche da Chōshū e quindi sconfitto. Fu la fine della resistenza a Edo.
Tra gli uomini dello Shōgitai c'era anche Harada Sanosuke, ex-capitano della Shinsengumi, che morì proprio in seguito alle ferite riportate nella battaglia di Ueno (6 luglio).

Il fronte della guerra si sposta quindi a nord di Honshu, in particolare Aizu. La flotta dello shogunato comandata da Enomoto Takeaki, e a cui si era unito il principe Kitashirakawa Yoshihisa, giunge a Sendai. La coalizione settentrionale era numerosa, ma male equipaggiata e in parte si affidava ancora al combattimento tradizionale con la spada. Il fronte a Nagaoka (ben equipaggiato con armi moderne dal signore locale) inflisse ingenti perdite alle truppe imperiali (battaglia di Hokuetsu), ma gli imperiali sbaragliarono la Shinsengumi nella Battaglia del Passo Bonari, aprendo la strada alla Battaglia di Aizu (ottobre 1868), che, con la sconfitta delle forze dello shogunato, fece comprendere che una resistenza a Sendai era impensabile e impossibile. Enomoto con Otori e quel che rimaneva della Shinsengumi alla guida di Hijikata salparono alla volta di Hokkaidō.
Aizu continuò però a resistere all'assedio per circa un mese; tra le sue forze c'era anche un'unità della Shinsengumi guidata da Saitō Hajime.

Fasi finali della guerra: Ezo
Una volta giunto a Hokkaidō con il suo seguito, tra cui anche un gruppo di consulenti militari francesi, Enomoto Takeaki tentò il tutto e per tutto per salvare il mondo dei samurai, ma il processo di cambiamento era ormai avviato e inarrestabile e i suoi sforzi furono vani. Prese dunque la coraggiosa decisione di dichiarare la nascita della Repubblica indipendente di Ezo (蝦夷共和国, Ezo Kyōwakoku) il 27 gennaio 1869. Questa nuova repubblica era organizzata sul modello elettivo statunitense che aveva affascinato molti giapponesi nel Bakumatsu (tra essi Sakamoto e lo stesso Yoshida Shoin), ma il voto era consentito solo agli appartenenti alla classe samurai. Dopo l'organizzazione politico-amministrativa procedettero immediatamente al rafforzamento della difesa militare della costa di Hakodate (la capitale della Repubblica di Ezo), incentrata sulla fortezza di Goryōkaku. Anche le forze armate vennero organizzate in brigate al comando dei consulenti francesi. 
La reazione imperiale, che fino a quel momento si era limitata a controllare il gruppo di Enomoto senza attacchi risolutivi, non si fece attendere e nell'aprile 1869 venne inviato un contingente di circa 7000 uomini. lo scontro noto come Battaglia di Hakodate vide l'ennesima e ultima sconfitta dei sostenitori di Tokugawa: Enomoto (presidente eletto della Repubblica di Ezo) si arrese ad un comandante di Satsuma alla fine di giugno. La battaglia, che si protrasse per mesi, con scontri già a partire dal dicembre 1868 fino alla resa alla fine di giugno 1869, fece circa 2000 vittime, la più illustre delle quali fu Hijikata Toshizō, comandante della Shinsengumi.
Dopo la battaglia, in tanti chiedevano l'esecuzione di Enomoto, ma gli ufficiali Satsuma che si confrontarono in battaglia con lui furono tanto colpiti dalla sua personalità che venne solo messo in prigione per alcuni anni e poi perdonato, anche in virtù delle sue conoscenze e capacità, che potevano tornare utili al governo. Dopo la sua liberazione ricoprì infatti diversi incarichi nel governo Meiji. 

Enomoto Takeaki (Edo, 25 agosto 1836 - Tōkyō 26 ottobre 1908)
Nato in una famiglia di samurai al diretto servizio del clan Tokugawa, venne inviato in Europa per imparare tecniche e strategie navali e militari e tornò in Giappone nel 1867 a bordo della nave acquistata dal Bakufu, la famosa Kaiyō Maru. Oltre ad imparare olandese e inglese, Takeaki mostrò intelligenza e capacità di guardare avanti allo sviluppo e alla modernizzazione del Giappone, portando con sé anche il telegrafo con cui stabilì la comunicazione tra Edo e Yokohama.
(Photo source:https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/87/Takeaki_Enomoto_2.jpg)


Così finì il Bakumatsu: il sistema feudale dello shogunato fu smantellato e con esso la classe e l'era dei samurai. Il Giappone si avviò verso la modernizzazione e l'ingresso in scena nella vita mondiale, diventando il Giappone che conosciamo.

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