giovedì 5 maggio 2011

Kodomo no Hi

Avevo annunciato che mi sarei occupata anche di altri argomenti oltre a InuYasha, e in particolare vorrei raccontarvi e svelarvi curiosità della cultura, della tradizione e della letteratura giapponese che ritroviamo non solo in InuYasha ma in tanti manga e anime che leggiamo avidamente e amiamo. Questo è solo il primo di una serie di contributi in questo senso che vorrei offrire in questo mio blog.

Una settimana fa si celebrava in Giappone la festa dei bambini, una delle cinque feste annuali stagionali la cui origine è antichissima e che continuano a coinvolgere tanti milioni di giapponesi anno dopo anno. Sono feste tipiche della tradizione giapponese, ma attraverso la diffusione di questa cultura anche noi occidentali abbiamo acquisito una certa familiarità con i nomi o i simboli di queste festività: e la festa dei bambini è proprio tra queste feste nipponiche che si sono silenziosamente infiltrate nel nostro bagaglio di conoscenza, in particolare attraverso il mondo di manga e anime.

子供の日- Kodomo no hi, "il giorno dei bambini", ovvero la festa dei bambini, è una festività annuale che si celebra in Giappone il 5 maggio e che vuole celebrare appunto i bambini augurando loro una vita in salute e un futuro felice ponendo l'accento sull'importanza della loro personalità ed esistenza.


Originariamente era la festa dei bambini maschi (complementare a quella delle bambine che si festeggiava il 3 marzo) e ad essa era infatti, ed è tuttora, tradizionalmente associata la leggendaria figura di Kintarō, un bambino rappresentato con indosso un'armatura o un elmo da samurai, oppure in stile manga in groppa a un orso. La festa dei bambini sembra avere origini antichissime, risalenti all'epoca dell'Imperatrice Suiko (593-628), e quindi perfino prima del periodo Nara.

Il nome originario della festa è Tango no Sekku, ovvero "festa stagionale del giorno dei bambini" e aveva luogo il quinto giorno del quinto mese (o della quinta luna), come da calendario lunisolare di origine cinese in uso in Giappone fino all'epoca Meiji (fine XIX sec.). Le sekku sono delle feste stagionali che si celebrano oggi in numero di cinque nel corso dell'anno e che indicavano appunto il mutare delle stagioni. In particolare il Tango no Sekku segnava l'inizio della stagione delle piogge e dell'estate. L'antico calendario cinese in uso in Giappone - il kyuureki - era basato sui cicli lunari oltre che su quello solare, e il quinto giorno del quinto mese non corrispondeva proprio esattamente con quello del calendario gregoriano, ovvero il nostro cinque maggio (data assegnata alla festa proprio in seguito all'introduzione del calendario gregoriano per mantenere la formula del quinto giorno del quinto mese). Il mese lunare iniziava il primo giorno di luna nuova, che ovviamente cambiava non solo di anno in anno, ma anche di Paese in Paese a causa della diversa longitudine. In ogni caso, a quei tempi segnava l'inizio della stagione delle piogge che precede l'estate, e in conseguenza di ciò, sempre secondo l'organizzazione del kyuureki, i mesi estivi erano aprile, maggio e giugno.

SIMBOLOGIA E ICONOGRAFIA DELLA FESTA

Simboli e usanze tipicamente associati al Tango no sekku sono i koi nobori, il sopraccitato Kintarō, e il kashiwa mochi, un mochi avvolto in una foglia di quercia.

KOI NOBORI
L'arrivo imminente della festa è segnalato proprio dallo sventolio dei koi nobori collocati sui tetti o sui balconi delle case alcuni giorni prima. I koi nobori sono delle carpe di stoffa o carta, cave all'interno, legate ad un'asta (tipicamente di bambù) che si agitano al vento. Vengono disposte più carpe in sequenza: la superiore (di solito nera) rappresenta il padre, la seconda la madre, e le successive i figli in ordine di età.
Non solo le singole case, ma interi quartieri o luoghi di aggregazione per la festa vengono decorati con decine e decine di carpe colorate legate a fili, lungo i canali, i fiumi, o i ponti, rallegrando così il paesaggio con i loro colori sgargianti.





Ecco alcune immagini di paesi e città decorate a festa con sgargianti koi nobori.





Spesso le carpe sono "cavalcate" da un pupazzo vestito da samurai: Kintarō.


KINTARŌ
Kintarō è una figura davvero leggendaria nella tradizione giapponese che si è originata in epoca Heian. Secondo le storie e le leggende che lo vedono protagonista, Kintarō era un bambino, un ragazzino di forza fisica eccezionale e di grande carattere e coraggio. Sua madre, una principessa, lo allevò (o lo abbandonò, secondo altre leggende) nelle foreste di una montagna dove il bambino crebbe in stretto contatto con la natura e i suoi abitanti. Una caratteristica tipica di Kintarō infatti è rappresentata dal suo rapporto con gli animali: questi erano suoi amici ed egli era capace di comunicare con loro, ma capitava anche che li combattesse. Alcune leggende tramandano di una sua lotta con una carpa gigante: da questa storia discende l'iconografia di Kintarō a cavalcioni di una grossa carpa che si riproduce proprio nei koi nobori.

Altre leggende raccontano di una sua vittoria contro un orso in una lotta di sumo, e anche questo episodio ha avuto una notevole fortuna iconografica, particolarmente utilizzata in illustrazioni per bambini o in stile manga e anime.
L'iconografia tradizionale lo descrive inoltre con indosso solo un bavaglino con impresso il kanji 金 "oro", e infatti Kintarō significa "ragazzo d'oro"; l'altro oggetto che lo contraddistingue è un'accetta che porta sempre con sé.
Ecco un'immagine di Kintarō tipica dei nostri tempi: 


Con queste informazioni non ci sarà difficile pensare al piccolo Kintarō che appare in Urusei Yatsura/Lamù: egli fa la sua comparsa all'interno di un koi nobori che sventola sul tetto della casa di Ataru, è in groppa ad un orso, porta in mano un'accetta e indossa una tutina rossa con un grosso kanji giallo,  金.
Ecco il Kintarō della Takahashi:


Come al solito la grande mangaka non manca di inserire personaggi e motivi tradizionali e folkloristici, anche nelle situazioni più impensabili. Attraverso le sue opere, lette e amate da tantissime persone, Takahashi Rumiko offre non solo storie divertenti e appassionanti, ma anche tante pillole di cultura giapponese, e contribuisce in questo modo a rendere attuali e soprattutto vive queste antichissime tradizioni, fenomeno che in Giappone è comunque largamente e strenuamente difeso e praticato.
Alla prossima!

Sango




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